CATTOLICA DI STILO

Spettacolare esempio di architettura sacra bizantina in Calabria

LA CATTOLICA DI STILO

E’ un edificio religioso di piccole dimensioni ubicato in adiacenza all’abitato di Stilo, alle pendici del Monte Consolino.
Il termine “Cattolica” deriva probabilmente dal greco “Katholikon” che indica il luogo di culto di un complesso monastico o il centro di riferimento cultuale per gli eremiti che vivevano nella stessa area.
La ricchezza espressiva, appartenente ad una tradizione architettonica tipicamente bizantina, la colloca a pieno titolo tra i più notevoli  monumenti calabresi.

origine e rilevanza

La costruzione  della Cattolica è dovuta ai monaci orientali, che, nell’ultimo periodo del dominio bizantino, sec. X e XI, si insediarono alle pendici del Monte Consolino. Questi vivevano  in agglomerati di grotte naturali che prendevano il nome di laura, ancora presenti in sito, alcune delle quali conservano tracce di vecchi affreschi. Come avvenuto in tutta la Calabria, anche Stilo trasse beneficio dell’arricchimento culturale apportato dai monaci bizantini. Gli effetti si manifestarono in tutti gli aspetti della vita  economica, sociale e dell’arte.
Della storia della Cattolica non vi sono documenti sino al XVI secolo, quando ne appare la prima citazione ad opera di Michelangelo Macrì di Siderno, che ne attesta la continuità d’uso.
In seguito essa diviene meta di gran parte degli studiosi che si sono dedicati all’indagine dei monumenti medioevali dell’Italia meridionale.
A lungo, si è dibattuto su quale dovesse essere la certa destinazione originaria della Cattolica, in merito alle sue funzioni. Il termine greco, da cui ha origine il nome, fa pensare alla chiesa di un complesso di  laure basiliane(residenze minimali degli eremiti, spesso piccole grotte, molto numerose tra il IX e l’ XI secolo).  Le teorie che si sono diffuse  tra gli studiosi non sono ancora convergenti. Alcune intendono la Cattolica come la prima ed antica chiesa matrice; altre avanzano teorie di oratorio musulmano; altre la intendono, infine, come luogo di raccoglimento per le comunità eremitiche.  La tesi maggiormente accreditata intende la Cattolica come appartenente ad un monastero, probabilmente dedicato all’Assunta, come provato dalla sua stessa etimologia e dalla citazione “per dexeteram Catholici”.

i restauri 

Dalla data del suo riconoscimento, la Cattolica è stata sottoposta a numerosi interventi di restauro: l’archeologo Paolo Orsi, nel periodo che va dal 1914 al 1927, proponendo una nuova metodologia di analisi, da atto ad interventi maturati seguendo le sue interpretazioni; successivamente lo studioso Horia Teodoru, nel 1930, con le sue approfondite analisi apporta correzioni alle interpretazioni precedenti e pone le basi ai successivi contributi; Gisberto Martelli nel periodo 1947-1951, ripropone la copertura di tegole sui tamburi delle cupole e realizza la forma attuale dei timpani sopra le facciate;  il soprintendente Alessandro Degani, dal 1968 al 1970 cura ulteriore interventi, quale la chiusura in muratura dell’arco sopra il portale d’ingresso, per fermare l’infiltrazione di acque piovane, e la sistemazione della  zona antistante e di accesso.

l’architettura esterna

L’edificio è distinto dalla notevole  ricchezza espressiva nell’apparato che ne decora le superfici esterne. Questa caratteristica gli conferisce la ricchezza cromatica e geometrica tipica delle chiese affini presenti  in Oriente.
L’uso esteso di elementi in laterizio, messi in opere con particolare attenzione, denuncia la rilevanza religiosa e sociale che il monumento aveva nel suo contesto storico.
La chiesa è formata da un cubo, sormontato da quattro cupolette, poste in corrispondenza degli angoli delle facciate, e una centrale in posizione elevata rispetto a queste ultime.
La composizione architettonica  esterna consente la lettura dell’impostazione degli spazi interni. Il tamburo centrale, dominante, è illuminato da quattro aperture bifore orientate come i bracci della croce; quelli angolari, invece, presentano coppie di aperture monofore. Le bifore sono divise da colonne e capitelli a stampella. Le cupolette sono di uguale diametro e coronate da un tetto a tegole curve disposte radialmente. Una uguale copertura ricopre le volte a botte della struttura cruciforme, le quattro campate angolari e i catini absidali. Sulle superfici cilindriche dei tamburi si può notare una decorazione cromatica composta da due fasce quadrate in cotto, disposte diagonalmente e separate da una cornice a denti di sega.  Il tamburo centrale si distingue perché ha una fascia doppia di losanghe, tagliata da una fila di mattoni orizzontali. Questo bel gioco decorativo contrasta con la sobrietà delle facciate.
I muri perimetrali sono spessi circa 70 cm.  La parte absidale della chiesa è sostenuta da un’opera mista di laterizio e pietrame.  Le facciate in alto terminano con un semplice coronamento orizzontale interrotto al centro da un timpano, nel quale si apre una monofora sottolineata da una ghiera di mattoni.
L’entrata è situata sul lato meridionale, la scelta è stata condizionata dalla morfologia del luogo che rende inaccessibile la facciata occidentale.

l’ambiente interno

L’interno della chiesa è composto da uno spazio quadrato, distinto in nove parti uguali dalla presenza di quattro colonne che segnano gli angoli dello spazio quadrato centrale. Il complesso disegna una pianta a croce greca  inserita in un quadrato di base con tre absidi sulla parete orientale.
Le quattro esili colonne, che sostengono il tamburo della cupole centrale, provenienti probabilmente da siti di epoca romana esistenti nel territorio, presentano ognuna tipi e forme diverse. La prima, a sinistra, si regge su un capitello corinzio rovesciato, mentre quella più avanti poggia su un capitello dorico.
La prima colonna a destra reca scolpita un’elegante croce gemmata con un’iscrizione che recita: “deus venerandus – dominus passus – apparuit – nuper”. Si tratta di un testo biblico relativo all’Epifania che significa: “ci apparve Dio, Nostro Signore”. L’iscrizione si fa risalire ad un monaco basiliano di nome Paolo (come si può rilevare da una breve epigrafe nella porta d’ingresso), che forse si riferisce ad un’apparizione avuta sull’Aspromonte.
Sulla prima colonna a sinistra, invece, sono presenti delle iscrizioni in lingua araba. Una corrisponde alla Professione di fede, che, tradotta, recita: “non vi è Dio al di fuori del Dio unico”; l’altra si traduce letteralmente: “a Dio la lode”. Queste testimonianze lasciano luogo a diverse ipotesi circa la ragione della loro presenza: dall’uso temporaneo della Cattolica, come oratorio musulmano alla presenza di maestranze arabe o alla possibilità che le colonne siano state portate sul posto già dotate delle incisioni. Per la leggenda, le colonne sono state trasportate da quattro giovinette, che, noncuranti del grave peso, avrebbero continuato a cantare e filare durante tutto il tragitto.
La collocazione delle fonti di illuminazione all’interno della Cattolica ricalca i temi tipici dell’architettura bizantina. L’organizzazione gerarchica dell’intensità luminosa, crescente dal basso verso l’alto, con l’eccezione nel lato orientale dove la presenza delle monofore nelle absidi e delle bifore nelle cupolette d’angolo superiori, esalta la luminosità in questa direzione soprattutto  nelle prime ore del giorno.
Le  tre absidi della parete orientale accoglievano le funzioni rituali: quella centrale, bhema, che conteneva l’altare vero e proprio; a sinistra, il prothesis, accoglieva il rito preparatorio del pane e del vino; quella a destra, il diakonikon, la vestizione dei sacerdoti.
Sopra l’abside di sinistra, è posta una campana, di manifattura locale, del 1577, epoca in cui la chiesa è stata convertita al rito latino, che raffigura a rilievo una Madonna col bambino.  Sopra la sua superficie, si legge l’iscrizione “verbum caro factum est anno domini MDLXXVII Mater Misericordiae”. 
L’acquasantiera da parete, con conca baccellata in granito, situata sulla parete destra all’ingresso della Cattolica, risale, probabilmente, al periodo in cui la chiesa è passata dal rito greco a quello latino.

gli affreschi

La decorazione interna è affidata all’intensità dei colori degli affreschi di cui i muri della chiesa erano interamente ricoperti.
Paolo Orsi, nelle sue prime analisi ipotizzava che le pareti interne non portassero alcuna decorazione ad eccezione delle absidi rivestite da figure di Santi. In seguito, nel 1927, lo stesso scoperti i primi affreschi, ne ha iniziato lo studio. Successivi saggi hanno quindi portato alla luce altre rappresentazioni  sovrapposte in più strati (almeno quattro), ognuno dei quali con il suo ciclo di affreschi.  Da questi si ipotizza che progressivamente i santi orientali sono stati sostituiti da quelli di rito romano.
Oggi, è possibile individuare una serie di figure, tra le  quali spiccano per la loro suggestività:
l’immagine della Madonna dormiente, “dormitio virginis”, che risale all’ultimo ciclo, coperta da un mantello azzurro con gigli gialli su un fondo bianco a rozzi fiorami, di mediocre fattura.  Intorno ad essa, sono disposti gli Apostoli e nella parte bassa l’arcangelo Gabriele con la spada, in atto di tagliare le mani ad un infedele che prova a  toccare la vergine.
L’ascensione è immortalata in un ulteriore affresco, in cui Cristo è raffigurato in una mandorla, portata al volo da quattro angeli, con le ali aperte. Il Cristo è rappresentato sereno e paterno ed è seduto in trono. Egli benedice i fedeli, nell’atto di abbandonare la terra, quasi voglia assicurare ad essi la sua immancabile protezione.
Un ulteriore affresco significativo riguarda la presentazione di Gesù al tempio. La composizione è sfumata, ma è possibile individuare sulla destra della parete un Santo nell’atto di benedire con una pergamena in mano.
Nella parete a destra della chiesa sono rappresentati i Santi Vescovi, S. Nicola, S. Basilio e S. Giovanni Crisostomo.
San Nicola è raffigurato con una candida barba divisa sul mento, a boccoli lanosi, circondato da un paludamento vescovile blu scuro, annerito, sul quale biancheggia il candore del pallio, interrotto da grandi croci nere; San Basilio nimbato, dalla lunga e morbida barba, chiusa a punta sul petto, dove spicca nella sua tinta chiaro-vinosa; San Giovanni Crisostomo, vestito con un ampio e lungo camice bianco ricco di pieghe, sul quale compaiono grandi croci blu.
L’affresco di San Giovanni il precursore, noto per la sua vita selvaggia ed errabonda, ritratto come un santo al naturale, con barba grigia e aureola, mantello color mattone, conclude la parete di destra.
Sulla stessa parete dell’acquasantiera, c’è l’immagine di un Santo guerriero nimbato con lungo mantello rosso, probabilmente raffigurante San Giorgio..

IL SUGGESTIVO PAESAGGIO E IL COMPLESSO CONVENTUALE DELLE CLARISSE

La visita del Parco della Cattolica procede lungo la passerella lignea, di recente  realizzazione grazie a finanziamenti della Comunità europea.  Il percorso valorizza il cenobio bizantino e il suggestivo paesaggio impreziosito dai resti del Monastero delle Clarisse (diversi i pannelli informativi presenti).
L’esperienza visiva si arricchisce con la osservazione delle pareti rocciose del monte Consolino, con lo sguardo sulla Vallata dello Stilaro e, ovviamente, sul centro storico di Stilo. La prossimità di laure, Monastero e Cattolica attribuiscono al sito una connotazione simbolica di luogo di meditazione e preghiera.
Lungo il percorso della passerella, è possibile ammirare il Monastero delle Clarisse, inizialmente intitolato a S. Maria delle Grazie, fondato nel 1570. La struttura del convento era già attiva nel 1574, quando due suore, provenienti dal Monastero di Catanzaro, vi si sono insediate. Il complesso era riservato alle religiose provenienti da famiglie nobili del circondario. Le Clarisse di Stilo tra il XVII e XVIII secolo, grazie ad eredità e donazioni, amministravano un patrimonio con possedimenti che si estendevano ai centri limitrofi.
L’originario impianto architettonico prevedeva due livelli, organizzati intorno allo spazio quadrangolare del chiostro, con arcate a livello inferiore e dormitori al livello superiore. Sul fronte occidentale vi era una chiesa ad aula unica, sovrastata da una cupola semisferica. I muri perimetrali, oggi visibili in prossimità dell’accesso alla Cattolica, delimitavano l’area libera destinata ad orto e frutteto.
A seguito del terremoto del 1773, il monastero è stato abbandonato e il suo patrimonio è confluito nel Fondo della Cassa Sacra.
Restano oggi visibili l’arco trionfale, tracce di decorazioni pittoriche e delle modanature in pietra sulle pareti.

LAURE ALLE PENDICI DEL MONTE CONSOLINO

In Calabria, la cultura greca si è diffusa soprattutto ad opera dei monaci bizantini.
La loro presenza è stata notevole  soprattutto nel IX secolo. Essi si sono insediati nelle regioni meridionali, creando delle vere e proprie comunità, sviluppando nuove forme di vita e creando nuove espressioni d’arte. Gli appartenenti a questo ordine si sono stabiliti e talvolta hanno costruito molte chiese rupestri, in zone impervie.
Proprio nell’osservanza dei principi di ascetismo e associativismo, i monaci sono andati alla ricerca di grotte naturali cercando la solitudine e vivendo a pieno le regole di Padre Basilio, cui si ispiravano.
A Stilo, la loro presenza è localizzata sul versante occidentale del Monte Consolino, dove i monaci hanno creato veri e propri villaggi di grotte, dette laure. Queste sono l’immagine del legame profondo tra i monaci e il luogo in cui si sono insediati, che è stato così sacralizzato.
Nello specifico, la laura indica un luogo costituito da una o più celle monastiche, in cui i monaci si raccoglievano separatamente, solo una volta a settimana, per celebrare l’Eucarestia.
Tra le laure più conosciute, permangono tutt’ora: quella dell’Angelo, situata in una zona molto scoscesa del monte, ricca di piacevoli ma rudimentali affreschi di scuola bizantina; quella della Divina Pastorella, situata nelle vicinanze, che venne adattata artificialmente all’uso specifico degli eremiti più delle altre. Altre laure sono invece rimaste sconosciute e interrate.

PREZZI

  • Biglietto intero: 4,00 €
  • Biglietto ridotto del 50%: 2,00 €
  • Biglietto Gratuito (min. 18 anni)

AGEVOLAZIONI INGRESSO
🎟  TICKETS
ESCLUSIVAMENTE ONLINE
su: www.cattolicadistilo.it

SERVIZI

Audio guida: la storia della Cattolica, con leggende ed approfondimenti, raccontata nella tua lingua.

  • 10 punti di ascolto dedicati al monumento
  • 2 punti di ascolto con approfondimenti
  • costo: € 3,00 a persona | € 5,00 a coppia
  • lingue: italiano, inglese e tedesco

*servizio temporaneamente sospeso*

CATTOLICA DI STILO

 via Cattolica – Stilo (RC)

Per info e prenotazioni:

☎  +39 3713455490
📧 info@visitstilo.it